Cervaro attraversò poi i secoli oscuri delle invasioni barbariche e dello spopolamento, per rinascere come agguerrito centro fortificato, a controllo, insieme al vicino castello di Torrocolo, della pianura di Cassino. La sua privilegiata posizione strategica spiega, per il medioevo, l'attenzione che i potenti gli riservarono, a cui corrispose, tuttavia, un fiero spirito di indipendenza dei suoi abitanti, che più voltesi ribellarono contro una vessatoria oppressione fiscale e per conquistare una reale autonomia. Malgrado le distruzioni e le calamità, che nel tempo l'hanno più volte duramente colpita, Cervaro ci ha fatto giungere la voce di una popolazione laboriosa, attaccata ai suoi luoghi di culto (le chiese e il celebre santuario), nei quali i pregievoli affreschi, che ancor oggi ammiriamo, erano l'espressione di un'intensa devozione e di un'originale creatività. 



Il Castello di Trocchio rappresenta, nella zona di Cervaro a valle della Casilina, la testimonianza storica più tangibile del territorio. Esso crea, con il luogo in cui sorge, un rapporto talmente radicato da far pensare quasi inevitabile la sua presenza, come fosse parte integrante del paesaggio. Situato ad oltre 400 metri di altezza, alla sommità di una vertiginosa gobba rocciosa del monte omonimo, palesa al primo sguardo la sua eccezionale posizione strategica, che ne fa il dominatore della fertile vallata sotto stante e dell'importante passo di Pastenelle, tanto da costituire un vero e proprio antemurale dell' abbazia di Montecassino verso il sud. La prima testimonianza storica del Castello di Trocchio si rinviene in un documento di conferma dei beni per il Monastero di Montecassino, sottoscritto dal papa Vittore Il (1055 - 1057).